martedì 15 aprile 2014

Bolle all'università

...e non perché ci sia una festa con bambini annessi quanto per Roberto Bolle, l'étoile più famoso al mondo, per la prima volta nella sua carriera su una cattedra universitaria. Succede a Milano, alla Statale: se già in sé il luogo è sinonimo di cultura ed accrescimento personale e mentale, ieri l'ateneo di Via del Perdono si è trasformato in un vero e proprio tempio sacro dell'apprendere e dell'esperienza. 


Già, perché quello che può raccontare ed insegnare Roberto Bolle probabilmente nessun altro al mondo è in grado di farlo: non solo per il bagaglio culturale ed artistico appreso lungo la sua già lunghissima carriera, quanto per l'innata classe ed educazione che il ballerino italiano conserva. E trasmette. "Un lord di altri tempi" dicono alcuni degli studenti che hanno affollato l'aula magna della Statale di Milano, "Forse un Dio greco" sussurrano altri: un esempio, un professionista oserei dire.


Due ore di lezione nelle quali son stati dipinti i ritratti delle più iconiche figure della danza sino ad arrivare alle tappe salienti della pluripremiata vita artistica di Roberto Bolle, occasione, questa, per scoprire più approfonditamente il suo lato umano scindendolo, quando e se possibile, da quello lavorativo. 


Scelto poco più che adolescente da Nureyev stesso tra gli alunni della Scala (salvo poi scoprire che proprio la scuola avesse posto il veto nei confronti della sua possibilità ad accettare il ruolo proposto), Bolle ricorda quando si trovò da solo in sala prove con il più famoso ballerino o coreografo di tutti i tempi che lo invitò a mostrargli quello che sapesse fare:"Mi prese un colpo! Mi dissi "Cosa faccio?!", non sapevo cosa fare! Mi misi a fare esercizi alla sbarra e lui dall'altro lato della stanza mi guardava: andavo veloce, ero sudato fradicio e non avevo acqua! Terminato il tutto ho raccolto le mie cose facendo per andarmene ma lui mi è venuto in contro mostrandomi delle correzioni e dandomi dei consigli" racconta. 


"Col senno di poi capisco che ancora ero immaturo, impreparato e il ballerino che prese il mio posto si fece pure male.." scherza Roberto accentuando come, nella vita così come nella passione che si tramuta in una ragione d'essere, sia la costanza, la tenacia ma soprattutto l'impegno e la preparazione a consentire un'evoluzione, un traguardo.  


Posso, senza esagerare, confessarvi che questo incontro, queste due ore, son stati per me una sorta di medicina: guardi Bolle e pensi che, sì, nella vita cose magnifiche accadono ed esistono ma che il più grande tesoro di cui siamo custodi è il talento. 


Un dono, un'idea, che può crescere solo e soltanto se viene curato come fosse un bambino.






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