Trovo ora il tempo, dieci minuti a dire il vero, per respirare al termine dell'ennesima fashion week milanese che ho seguito con l'entusiasmo di un bambino portato in un negozio di giocattoli con la carta di credito dei genitori. Solo che non sono più un bambino e non ho più forze. Ad ogni modo, in fotografia, vi racconto chi ha animato queste giornate modaiole: i/le protagonisti/e delle passerelle non sono quasi mai le modelle che patiscono la fame per sfilare quanto il parterre vip che rende appetibile o meno una sfilata. Vedete voi...
Ogni volta che uno show televisivo si appresta ad inaugurare una nuova stagione piovono maree di promesse e dichiarazioni in merito a novità, sorprese, idee che a noi umani non è data la capacità elaborare. E puntualmente le aspettative vengono deluse di fronte alla realtà dei fatti: il prodotto rimane lo stesso, cambia al massimo la carta con cui lo si è confezionato. Non sarà così per "X-Factor": nonostante le dichiarazioni a caratteri cubitali sui media di qualche mese fa in cui la maggior parte dei giudici prometteva di dire addio alla carriera televisiva in funzione di quella musicale, solo Arisa è stata per "arcani" motivi accantonata per far spazio alla punta di diamante dello show, Mika.
Star di livello internazionale, Mika si appresta non solo a conquistare un pubblico se possibile ancor più ampio di quello che già possiede, quanto lo status di personaggio, di scoperta: già, perché con lui ci troviamo di fronte ad un grande professionista della musica che ha deciso di sperimentare una nuova dimensione del proprio lato artistico meritando il posto che gli è stato offerto grazie lo studio, l'impegno, la disciplina. Doti, queste, proprie dell'artista e non del miracolato.
"Ho scelto di fare X-Factor perché mi piace l'energia del programma" -spiega Mika nel corso della conferenza stampa di presentazione dello show -"Dopo aver avuto timore per anni di questo tipo di programma, ho finalmente scopato..oops, scoperto cosa realmente voglia dire: mi piace soprattutto la libertà che X-Factor permette, di dire anche tutto e niente contemporaneamente. Ho avuto la fortuna di trovare questi tre amici (Simona Ventura, Morgan ed Elio n.d.r.) e questa sembra essere una delle più belle esperienze della mia vita. E' molto importante per me scoprire il repertorio vintage italiano: al momento sono molto interessato a Mina ad esempio, e mi piacerebbe molto sperimentare nuovi arrangiamenti di brani italiani del passato".
Sento la necessità di dire che Mika si è espresso nel corso della conferenza stampa con un italiano molto più corretto di quanto la maggior parte degli italiani sarebbe in grado di fare.
Simona Ventura, veterana del programma, confessa di aver accettato nuovamente l'avventura "Per dare una possibilità ai giovani. Vanno date opportunità ai giovani così come non vanno date loro false illusioni. I ragazzi di X-Factor sono motivati, hanno voglia di fare e non sono rassegnati: dentro di me c'è sempre la necessitò di dare ai concorrenti una possibilità anche dopo il termine del programma".
Elio pensa allo show come ad un'opera di bene:"Faccio del bene a chi lo guarda perché do la possibilità alle persone di avere qualcosa di cui parlare per almeno due mesi. I social sarebbero vuoti altrimenti".
Incognita rimane, per me, la scelta di confermare nel cast la presenza di Morgan che con poca, inesistente professionalità si è presentato all'incontro con oltre un'ora di ritardo non giustificato. "Non so perché sono qua onestamente" -esordisce Marco Castoldi in arte Morgan- "Voi dovreste dire a me perché faccio X-Factor: perché faccio musica tutto il giorno, in maniera compulsiva, da pazzoide".
Lode al merito, dunque, a Sky per l'impegno nei confronti di uno show che propone musica sviluppandola in tutte le sue dimensioni possibili: l'edizione che si appresta a cominciare, infatti, coinvolgerà un carico di tecnologie come mai si è visto prima nella storia della tv.
Partendo dalla possibilità di seguire i backstage, a quella di scegliere da quale angolazione godersi i live, sino alla finale del programma che si concluderà al Forum di Assago con oltre 7000 persone presenti. Musica nella musica, dunque, con Mika a giudicare, inventare, parlare e far sognare.
La Vogue Fashion Night Out ha, dai suoi esordi, due caratteristiche preponderanti: la bellezza e la musica. Migliaia di persone si riversano nelle vie della moda milanesi abbandonando per una sera la pesante corazza di moralità che impone espressioni funeree quando si visitano lussuosi store per lasciar spazio alla creatività ma, soprattutto, al divertimento.
Photo: Marco Piraccini
Shopping, eleganza, moda, musica: tanto colore, tanto clamore, tanta energia. Una città intera, una notte intera che si concentrano in una sola identità: quella di Paola Iezzi sempre e sempre più delineata come icona. Di tendenza, musicale, ideologica ma anche e soprattutto umana: non è da tutti riuscire con tanta naturalezza a farsi voler bene, desiderare ed apprezzare sia come artista che come donna.
Photo: Marco Piraccini
Paola Iezzi regina della Fashion Night Out, dunque, grazie alla musica che ha suonato per oltre un'ora nella speciale location dello store di Frankie Morello nel cuore della città: splendida, divertente e divertita Paola che ha saputo dimostrare la propria versatilità artistica intrattenendo la folla con un dj set al quale le note di nessuna Diva divina sono sfuggite.
Il segreto di Paola è forse quello di essere se stessa impegnandosi con meticolosa precisione nella costruzione dell'ideale che ha di se stessa e dei modelli da seguire reinterpretandoli, però, con assoluta naturalezza e leggerezza. Come la musica dovrebbe essere, appunto: bella, perfetta, studiata e sentita, eppure semplice nella sua percezione e genuina nell'emozione che origina.
Una regina ha -o dovrebbe avere- il dono di catalizzare l'attenzione, distinguersi in mezzo a tanti e lasciare a bocca aperta ogni qual volta decida di aprire bocca. Una regina deve, appunto, saper domare la folla riuscendo a carpirne i desideri, i bisogni, e per questo anticiparli con garbo ed eleganza.
Ivana Spagna live @ Milano
Ecco perché ieri sera Milano è stata regno di Spagna: non con i discorsi ma con le note, l'Ivana nazionale (ed internazionale) ha divertito, incantato, scosso il pubblico di Wincity, nel cuore della città, prevedendo e realizzando il bisogno più grande.
Ivana Spagna live @ Milano
Quello di sognare. Ad occhi aperti, complice la musica e le mille luci del casinò atte ad amplificare un egoistico sogno di benessere, ad occhi chiusi semplicemente facendosi cullare ed accarezzare da brani stampati nel nostro dna: canzoni con cui siamo cresciuti, emozioni con cui viviamo.
Spagna è così vicina al suo pubblico da annullare ogni differenza e barriera tra sè e chi l'ascolta: si immedesima negli occhi di chi l'ammira e ne tira fuori l'anima, la grinta, il coraggio e la voglia di essere.
Ivana Spagna live @ Milano
Già: perché contemporaneamente si può vivere la malinconia di un amore, ci si può sentire "lupi solirari" per abbandonare la tristezza un attimo dopo e divertirsi come la migliore "easy lady" di tutti i tempi.
A sei anni di distanza dall'ultimo disco di inediti, Ornella Vanoni, per antonomasia "La signora della musica italiana", pubblica oggi la nuova fatica discografica, "Meticci". Anche e soprattutto per colpa della dilagante mediocrità che ha colpito la discografia nell'ultimo decennio costringendo di fatto professionisti e veterani del settore a doversi ritagliare un ruolo di nicchia nell'imperante industria musicale usa e getta attuale, questo lavoro dovrebbe e potrebbe essere il capitolo conclusivo della storia artistico/culturale di Ornella. Ovviamente spero, prego e scongiuro che così non sia.
Ornella Vanoni presenta "Meticci" c/o Feltrinelli, Milano
"Meticci" è un album di grande spessore alla cui realizzazione hanno partecipato importantissimi nomi del cantautorato italiano, da Battiato a Lavezzi, da Nada a Lucio Dalla, e che vede proprio Ornella Vanoni in prima linea nella stesura dei testi in coppia col giovane Lorenzo Vizzini: volontà, questa, che si spiega nel desiderio di accostare il pensiero maschile a quello femminile in maniera tale da dipingere scene ed immagini sonore in più dimensioni, con maggiore profondità ed adesione emotiva.
Ornella Vanoni presenta "Meticci" c/o Feltrinelli, Milano
Sulle 13 tracce dell'album spicca "Terra nera": "Una sorta di preghiera sull'Africa, terra dove non piove mai: la canzone spiega il desiderio di acqua e racconta la fantasia di un cielo nero che, dovesse piovere, dovrebbe inondare tutto, riempire di acqua persino la bocca della gente che l'attende trepidante" racconta la Vanoni. "Basta poco", primo singolo estratto, "parla di tutti i bambini del mondo, non solo di quelli africani: tutti i bambini hanno bisogno d'amore, di carezze, di gioco. Ci sono anche tanti bambini bianchi che soffrono con genitori che magari li maltrattano: non bisogna per forza andare lontano per trovare sofferenza tra i più piccoli".
Ornella Vanoni presenta "Meticci" c/o Feltrinelli, Milano
Ornella Vanoni si racconta in musica, dunque, e per l'ennesima volta lo fa con delicatezza, spessore: con eleganza. Racconta e canta non solo il bisogno di amare e di amore, ma anche e soprattutto di dolore, di desideri e sogni inespressi, di precariato, fame nel mondo e diversità come valore aggiunto.
"Meticci" rappresenta quello che troppo spesso manca: qualità, dedizione al lavoro, consapevolezza di quel che si è e soprattutto studio. Tanto studio. Bisogna potersi permettere il lusso di essere se stessi al di fuori di ogni convenzione e costrizione per poter cantare, scrivere ed esprimersi come Ornella Vanoni che spiega il segreto alla base della sua ironia "Per non pensare alla tristezza spesso sono cretina: canto, ballo e parlo con una voce da bambina" confessa.
Ornella Vanoni presenta "Meticci" c/o Feltrinelli, Milano
13 tracce per scoprire i "Meticci": 13 stati d'animo, 13 diverse sensazioni che con conducono in un viaggio che da noi stessi ci porta nel mondo e dentro al mondo. Insieme a lei, alla Signora, ad Ornella Vanoni.
Ornella Vanoni presenta "Meticci" c/o Feltrinelli, Milano
L'Italia, si sa, è il Paese delle contraddizioni: si è pronti a condannare una persona perché traboccante di coraggio e non in linea col perbenismo imperante per poi venerarla negli anni, nei decenni a venire, dopo il dolore irrimediabilmente causato. Ne sa qualcosa Mia Martini. Ne sa qualcosa la sorella, Loredana. L'Italia è anche, tuttavia, un Paese nel quale, talvolta, la voglia d'essere e di lottare può essere più forte del male imposto: è il caso della Bertè.
Loredana Bertè live @ Firenze
Pazza, simpatica, odiosa, brillante, sfuggevole, geniale: tutti i pregi ed i loro contrari vivono nel mito Bertè: un nome, un simbolo, un'istituzione che ha portato e porta tra di noi e nella nostra storia pezzi d'arte, capolavori che soltanto a citarli "ci vorrebbe la Treccani", come Loredana stessa non ha mai perso occasione di ribadire. Ed è la verità: non bisognerebbe avere paura di dirlo.
Loredana Bertè live @ Firenze
E'forse un male dare del genio a chi è sempre stato ed è avanti nel tempo e nello spazio? E' forse una pecca quella di riconoscere ad un'artista il merito di aver saputo e di sapere ad ora radunare sotto lo stesso palco diverse generazioni a confronto? E' forse sbagliato dire che Loredana Bertè è mostruosamente brava? Diamo a Cesare quel che è di Cesare: e alla Bertè quel che le spetta.
Senza perbenismi, appunto: senza stare ad indagare le follie, le liti, le incomprensioni tipiche di chi ha sofferto e soffre. Al di là degli sbagli di cui nessuno è privo, al di là degli errori magari nati dalla voglia di dare qualcosa in più di quello che le forze in quel momento concedono: davanti a tutto questo e ad una marea di perché e per come, non è difficile, se si vuole essere obiettivi, ammirare un'Artista che magistralmente ha saputo modellare l'Arte regalandocene una forma nuova.
Loredana Bertè live @ Firenze
Sfido chiunque, anche chi desideroso di non abbandonare la mediocrità per paura di sentirsi perso, a dire che domenica sera, al teatro Obihall di Firenze, Loredana Bertè non sia stata semplicemente ed assolutamente perfetta nelle due ore e mezza (e sottolineo i 150 minuti) di concerto tenuto insieme alla nuova Bandabertè. Davvero: sono desideroso di cogliere la sfida. Forse perché consapevole di non avere avversari.
Non poteva accadere in alcun altro posto al mondo se non a Verona, per antonomasia la città dell'amore, che un intero concerto venisse dedicato e consacrato a questo sentimento, a questo atto, a quell'indefinibile forza che permette di sognare, di respirare, di vivere.
Marco Mengoni live @ Teatro Romano, Verona
Protagonista di questo processo di scambio e condivisione di sentimenti è stato non tanto Marco Mengoni quanto il suo pubblico, quell'esercito che lui stesso non perde occasione di idolatrare come simbolo di concretezza dovuta a quelle speranze che possono e devono concretizzarsi. Un pubblico, quello di Mengoni, che gli dimostra amore in tutte le forme umanamente possibili conscio del fatto che "non c'è niente che resiste" nel momento in cui "il cuore insiste".
Marco Mengoni live @ Teatro Romano, Verona
Così Marco Mengoni diventa nuovamente re: non si sforza, lui, di essere quello che è, di cercare una forma espressiva per i suoi pensieri, per il suo sentire. Gli viene naturale. Tutto è in funzione dell'amore: del crederci ancora, del sorridere senza perdere né sprecare tempo.
Marco insegna al suo pubblico quello che gli è forse mancato nel passato recente, lo sprona a vivere la vita, l'emozione, come un'avventura straordinaria nella quale poter agire in funzione dei propri ideali, della propria libertà. Da conquistare, da difendere: e Mengoni ne è padrone.
Marco Mengoni live @ Teatro Romano, Verona
E' appunto un re: di una valle, di una città, di un esercito. L'essenziale, e lo si capisce al termine di ogni suo concerto, è non perdersi: semplicemente vivere.